La Marca va in guerra
Un’armata marciava tra i boschi e le foreste, i pantani e le brughiere della Marca delle Fate. Era un’armata di uomini forti, di giovani svelti, ma anche di vecchi, di donne, di ragazzini e di asini. Era gente credulona e allo stesso tempo scaltra, che conosceva la terra e le strade che stava percorrendo. A capo di quell’armata, sebbene la strada non la conoscesse altrettanto bene, c’era un giovane biondiccio, che non aveva del tutto capito come fosse diventato il loro comandante.
Glie lo spiegò Gwenvael, all’inizio con qualche giro di parole: la quercia sotto cui si era messo Isidoro durante l’assemblea al Cerchio dei Re era sacra alle Fate (ecco perché se ne tenevano tutti alla larga, nonostante l’ombra e l’ottima visuale). Nessuno aveva informato Isidoro, perché sarebbe stata pessima educazione, e soprattutto perché ci avrebbero pensato le Fate a fargliela pagare, nel caso l’avessero considerata un’offesa.
Il momento decisivo però era arrivato dopo, quando lui aveva detto la parola che non andava detta. Sarebbe potuta finire in altro modo, e il cavaliere allora si era assai preoccupato, anche se questo non lo disse apertamente. Infatti, anche quando le Fate tardavano a punire chi mancava loro di rispetto, c’era la tendenza tra la gente della Marca a “dare loro un aiuto”.
Si era deciso tutto in una manciata di istanti. Nessun fulmine dal cielo, nessun baratro che si apriva nella terra, l’albero era rimasto al suo posto. Se Isidoro avesse fatto un passo fuori dall’ombra delle chiome sarebbe probabilmente stato il suo ultimo. L’unica cosa che era accaduta era quella piccola fogliolina che, a dispetto della stagione, era scesa dall’albero e si era posata sulla sua testa some una carezza.
Il segno era inequivocabile. L’intera piana era esplosa in canti e grida di gioia, mentre risuonavano tamburi e zampogne e Isidoro veniva ghermito da braccia robuste che, ignorando bellamente il terreno sacro su cui stava, lo sollevavano in alto e lo portavano in trionfo.
Le Fate avevano scelto. L’intera Marca andava in guerra.
***
“è curioso, […], ma forse i governanti migliori sono quelli che non l’hanno mai desiderato. Quelli che, come te, si vedono affidare la guida e raccolgono lo scettro perché devono, e scoprono con loro sorpresa di impugnarlo bene.”
Intanto noi speriamo che le Fate abbiano scelto bene… per il bene di Pietravento.
Non conoscevo questa citazione e davvero non sapevo quanto ne avessi bisogno. Grazie ser Robert, l’ho apprezzata moltissimo. Speriamo bene.