I Cavalieri del Narvalo
Giù nel fresco e nella penombra delle cripte, avvolti nelle loro cappe, i Cavalieri del Narvalo erano un consesso assai mesto e taciturno.
Gli occhi passavano da un viso all’altro, senza fermarsi su nessuno in particolare, oppure scrutavano il pavimento di pietra e le macchie di luce azzurrina provenienti dall’alto. Qualcuno fissava la lastra sotto alla quale avrebbe dovuto trovarsi il corpo del più grande cavaliere di Pietravento.
“Disperso in mare”, fu la voce di Edgar dell’Arcipelago Ghiacciato ad attraversare il silenzio del sotterraneo.
“Tu l’hai visto andarsene?” domandò Anguilème.
I cavalieri si volsero di nuovo verso Edgar.
“Fu come la prima volta, ormai più di dieci anni fa”, rispose il veterano. Nonostante fosse un uomo forte pur avendo superato i cinquant’anni, la sua barba allora sembrava più bianca del solito. “Quando la nave del re si incagliò tra i ghiacci e venne attaccata dalla bestia. Il giorno in cui lui si meritò il nome di Calcamare. Il giorno in cui nacque il nostro ordine.” Edgar tacque.
“Il narvalo è l’unicorno del mare” disse La Fleur, citando a memoria dalle sue letture. “Eppure anche nel loro popolo vi è qualcuno di malvagio.”
“Il narvalo con due zanne era diventato il nemico personale di Gunther, da quel giorno in cui si era gettato sul mare ghiacciato brandendo la lancia per salvare il re. Sì” disse Edgar, riavendosi dal suo silenzio assorto e volgendosi di nuovo verso il cavaliere di Anguilème “L’ho visto ferito a morte dalle due zanne, coperto di sangue, correre sul mare ghiacciato con la lancia in mano contro la bestia. L’ho visto sparire tra le onde.”
“L’abbiamo cercato con le barche,” intervenne Gwenvael d’Ysengrin “abbiamo atteso che venisse fuori da qualche parte. Niente. Dove infuriava al battaglia pochi istanti prima, ora solo silenzio di tomba. Non ho mai visto il mare così immobile.”
“Così perisce, allo stesso modo in cui era nato, l’Ordine del Narvalo” disse Anguilème.
“L’ordine è nato per difendere la persona del re e servire la città di Pietravento” Replicò La Fleur, citando gli statuti di fondazione dell’anno 1220. “Ci sarà un nuovo re, e noi eleggeremo un nuovo gran maestro.”
Senza alcun rumore, Pangur, il gatto bianco che viveva nella casa capitolare, attraversò la cripta e andò ad accoccolarsi in grembo a Edgar.
“Anguilème, tu sei cugino del re, vero?” domandò Gwenvael.
“Sì, ma sono un cavaliere dell’ordine. Non posso e non voglio ambire alla corona.”
Gwenvael nascose l’ombra di un sorriso. Forse Anguilème eccedeva nei momenti di umor nero, ma dalle suo risposte s’intuiva che il suo affetto per l’Ordine del Narvalo non era ancora sopito.
“Rosmaro e Aquilardo per esempio sono parenti più prossimi di re Aldenulfo. Non ho idea però di come si metteranno d’accordo.”
“Una bellissima donna la regina” commentò La Fleur, quasi assorto “eppure nessun erede diretto”. I cavalieri abbassarono lo sguardo, Edgar, seduto sulle pietre, continuava ad accarezzare il bianco Pangur.
Fu allora che la porta si spalancò con gran fracasso, facendo fare al gatto un salto di quasi dieci palmi da terra. Ciarpalìn, maggiordomo della casa capitolare, apparve da oltre la soglia, tutto rosso e sbuffante.
“Selcevecchia!” urlò “I villani marciano contro la città!”
“Dove!?” ruggì messer Guadalbec, che se n’era rimasto in silenzio per tutto quel tempo, confondendosi con le altre colonne. Ora se ne stava coi suoi due metri d’altezza e la spada già sguainata a buttare occhiate di fuoco.
“Alla porta di tramontana! La gente corre dentro dai campi e tra poco il nemico sarà sotto!”
“Sella i cavalli!” Gridò Guadalbec, “Alla porta!”
Ma i cavalli erano già sellati. Ciarpalìn come maggiordomo forse non eccelleva per buone maniere, ma di certo aveva senso pratico.
“Cavalieri!” Era Edgar, i suoi occhi sembravano i ghiacci dell’arcipelago “metà di noi vadano alla porta. Gli altri devono radunare la milizia.”
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