Oggi vi scrivo per darvi delle buone notizie! Avete letto bene, una nuova tabella di competenza, dei nuovi descrittori comuni per qualcosa che ci sta veramente a cuore. Quello che voglio condividere con voi oggi è l’interessantissimo Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Competenze Cavalleresche (QCERCC; sigla francese CERCCC, sigla inglese CEFRCC). Si tratta di un lavoro ancora in divenire; una commissione specializzata è al lavoro da molto tempo su un testo e degli strumenti che possano definire in maniera, se non univoca, almeno riconoscibile, alcuni dei tratti di un’istituzione che qualcuno vorrebbe tramontata ma che ha ancora molto da dire.
Per ora sono state pubblicate solo i primi indicatori del quadro, che vi lascio qui sotto, seguite da qualche opinione personale.



In primo luogo noto con grande piacere che è dato un certo peso all’araldica, scienza cavalleresca suo malgrado trascurata. Senza fissarsi sulle sue regole più macchinose, il quadro definisce semplicemente ciò che un cavaliere è in grado di fare ai diversi livelli di competenza (che come vedete sono identificati dai consueti “A1, A2” eccetera a indicare principianti, intermedi e avanzati – ma sono accompagnati anche da una nuova nomenclatura più descrittiva: (aspirante cavaliere – baccelliere – cavalier cortese).
Ritengo inoltre importante da segnalare il fatto che la Commissione non ritiene la cavalleria una condizione prettamente maschile, cosa che è stata sottolineata più volte da diversi esponenti, i quali nelle interviste e conferenze dell’ultimo periodo hanno fatto più volte esempi tanto storici, come Giovanna d’Arco, Jeanne de Clisson o le dame dell’iberico Ordine dell’Ascia, quanto letterari, quali Bradamante, Clorinda e Marfisa.
Infine un dubbio su questo progetto – sul quale ovviamente vorrei ritornare non appena ci saranno aggiornamenti, anche se probabilmente non se ne sentiremo parlare fino al prossimo anno. Pur lodando l’intento di riportare i valori cavallereschi nel dibattito pubblico, mi chiedo: è davvero utile classificare questi valori in ordini e fasce? Il misurare con parametri non va in un certo senso contro quel criterio del dare senza misura che tanto è stato importante per quella che Tasso chiamava la “gran bontà de’i’ cavallieri antiqui?”