Un nuovo anno è iniziato e spero che porti a tutti noi tante buone avventure. Potremmo lamentarci insieme di tutti i segni di imbarbarimento dei nostri tempi, uno fra tutti il fatto che a un gentiluomo non viene mai concesso un po’ di tempo per aggiornare il suo sito internet, potremmo chiederci, insieme con Villon, où sont les neiges d’antan?, ma perché invece non parlare delle avventure trascorse? C’eravamo lasciati con un racconto in sospeso, mentre all’orizzonte già si profilano nuove imprese, quindi raduniamoci attorno al fuoco scoppiettante nel camino di una locanda, facciamoci spillare le bevande che preferite e parliamo un po’ di…
Aston Crown 2024
È finalmente arrivato il momento di parlarne. Io e Tiziano vi abbiamo già raccontato della nostra esperienza all’edizione 2023 in un altro articolo; in questo quindi non ci saranno altri preamboli e vi dirò com’è andata quest’anno, concentrandomi un po’ di più sull’esperienza in sé, per farvi capire che tipo di avventure si possono vivere in questo gioco di ruolo dal vivo italiano.
Nell’anno del Signore MMXXIV cinque avventurieri si mettono in viaggio, su un venerando camper, attraversando mezza penisola per giungere dall’Orobia Felix fino al cuore del Lazio. Al secolo questi cinque si chiamano Tiziano, Alessandro, Simone, Marco e Francesco (io), tuttavia, una volta raggiunta Testa di Lepre, avrebbero indossato dei costumi medievali-fantastici e avrebbero calcato le terre di Kandolian con i nomi, rispettivamente di: Cador di Boscorosso, Boucicaut de La Fleur, Limone da Buschina, Elyan di Chiaromonte e Aymeric di Bisclavret, cinque cavalieri (o quasi) dell’Ordine del Narvalo di Pietravento, sulle tracce dello scomparso Gran Maestro Gunther Calcamare.
La località in cui si è svolto l’evento (e probabilmente quella in cui si svolgeranno i successivi) era nuova per tutti e ci ha stupiti in positivo, in particolare rispetto al confronto con l’anno scorso: una piccola valletta relativamente piana, circondata su ogni lato da colline boscose. Ad ogni angolo della valle sorgeva uno dei quattro accampamenti dei giocatori e per la prima volta nella storia di Aston Crown, anche il nostro gruppo, la Sacra Alleanza, aveva un accampamento tutto suo. Il posizionamento della zona di gioco permetteva di escludere dallo sguardo dei giocatori tutti gli elementi intrusivi come strade, case e tende moderne, mentre bagni e docce (un servizio preziosissimo e molto apprezzato da tutti i giocatori) erano posizionati là dove non avrebbero dato nell’occhio.
Uno dei quattro grandi campi, o gruppi di gioco, la Città di Astonia, era allestita come una vera e propria cittadina: oltre alle bellissime tende decorate dei giocatori si trovavano un negozio, una locanda funzionante, centro nevralgico di socialità e cospirazioni, un pozzo, quello che si potrebbe definire un sagrato, che fungeva anche da palco per spettacoli e teatro di eventi, e un altro grande punto ristoro dove ci si poteva procurare ottimi pasti dai chioschetti mobili[1]: gustosi hamburger e pastasciutte e colazioni con deliziose brioches e bevande, con opzioni alimentari previste per tutte le esigenze, incluse le intolleranze alimentari.
Oltre alle spettacolari costruzioni degli scenografi, anche i giocatori hanno contribuito ad abbellire i quattro campi con il loro apporto: abbiamo visto tende di maghi piene di incensi e attrezzi divinatori, laboratori d’alchimia (dove si possono assaggiare interessanti cordiali), rifugi elfici di piante, luci e tessuti evanescenti intrecciati tra loro, truculenti trofei di teste, mani e altre parti mozzate, pitture, mappe e stendardi appesi alle pareti e persino un labirinto (con terrificante minotauro annesso). Il tutto si univa a palizzate, portoni rinforzati, un camminamento e una torre a pianta ottagonali, realizzati da uno studio di scenografi che lavorano per il cinema e messi in posa dall’organizzazione. Per accedere a un accampamento bisognava addirittura attraversare un piccolo fosso tramite un ponte. Dal canto nostro abbiamo lavorato durante l’anno per sistemare un paio di tende scout scartate, realizzando insieme una nuova paleria in bambù. Sebbene non fossero così spettacolari, è stato comodo avere un punto di riferimento anche solo per riporre del materiale o stare un po’ all’ombra. Le nostre seggioline e tavolini da campeggio completamente coperti con stoffa ci permettevano di sederci attorno al fuoco oppure di metterci al lavoro per stendere documenti con i fogli anticati e il pennino con calamaio che avevamo portato con noi. Sebbene queste aggiunte impallidissero di fronte al lavoro degli altri giocatori, sono piccoli dettagli che permettono di portare sempre più colore nel mondo del gioco di ruolo.
Ci saranno stati ad occhio tra le centocinquanta e le duecento persone[2] a giocare. Il regolamento dell’evento è minimale, come piace a noi, basato sui principi del mettere in risalto i giocatori con cui si interagisce e del fare solo le azioni che si è in grado di rappresentare effettivamente, in maniera convincente e sicura. Questo da un lato assicura maggior realismo, dall’altro spinge coloro che vogliono compiere azioni più particolari, come la magia o l’alchimia, a ingegnarsi per trovare effetti speciali efficaci e belli[3].
Ma che razza di avventure si vivono in questo evento? Voglio darvi un’idea, ma non vi dirò tutto.
Eravamo, come detto, cinque cavalieri (o quasi) del Narvalo, partiti da Pietravento alla ricerca di tracce di Gunther Calcamare, il gran maestro scomparso combattendo l’abominevole Narvalodonte. Kandolian, l’ambientazione di Aston Crown, è un posto raggiungibile da molte terre diverse e ciò spiegava la presenza nello stesso luogo di personaggi con le storie più disparate, scritte direttamente dai giocatori. Parte della bellezza dell’evento è proprio ascoltare le vicissitudini dei personaggi e i racconti delle loro terre: ci sono giocatori che da questo punto di vista sanno davvero stupire.
Noi ci siamo uniti alla Sacra Alleanza, il gruppo, tra i quattro, che è sempre rimasto un poco sfavorito e numericamente inferiore negli scorsi eventi. Anche stavolta non eravamo numerosi, ma eravamo cresciuti e affamati di avventura. Ai nostri ranghi si erano uniti l’Armata Brancaleone, un trio sgangherato che parlava esattamente come nei famosi film di Monicelli[4], e la locanda del Colibrillo, un gruppo altrettanto bizzarro di cuochi e locandieri piuttosto maneschi, insieme con nuovi guerrieri e vecchie conoscenze che siamo stati contenti di riabbracciare.
Le novità sono arrivate sin da subito: la prima, per noi, l’incoronazione del comandante della Sacra Alleanza. Il giocatore che lo interpretava aveva da poco compiuto gli anni e i suoi amici avevano pensato bene di sorprenderlo con il regalo di una corona. L’Armata Brancaleone, che all’inizio l’aveva spontaneamente riconosciuto come “Lo nostro Duca”, ha quindi deciso di acclamarlo come “Rege” e di italianizzargli il nome in “Ottone”[5]. Ma anche quello sarebbe stato solo l’inizio di una scalata al potere che nessuno di noi ancora poteva immaginare.
Aston Crown prevede sia una trama principale[6], sia una serie di prove più piccole, pensate sia dagli organizzatori che dai giocatori, ma c’è anche moltissima libertà d’azione dei singoli e dei gruppi, e probabilmente è proprio questa che ha dato origine agli eventi più inaspettati, o che personalmente più mi hanno colpito.
Ci siamo trovati a scrivere lettere patenti e trattati diplomatici, con penna e calamaio, e poi a portare ambascerie e a stringere trattati e alleanze.
Ci siamo trovati ad altercare con altri giocatori, a subire affronti e a ingaggiare i mercenari per ripagare detti affronti nella maniera più spettacolare possibile (una vistosissima esecuzione).
Ci siamo trovati a disubbidire a ordini ufficiali che ci imponevano di non difendere un accampamento vicino da un imminente assedio (non stavamo veramente disubbidendo, semplicemente eravamo in visita dai nostri amici e, casualmente, ci siamo trovati sotto assedio: come si può negare un aiuto a chi ti sta ospitando?).
Ci siamo trovati coinvolti in una frode fiscale, con cambiali che non valevano nulla e due truffatori che sono fuggiti dopo aver causato una bancarotta (sono stati puniti anche loro, non preoccupatevi: ogni tanto, almeno a Kandolian, i torti vengono raddrizzati).
Abbiamo assistito probabilmente a una delle più geniali manovre militari della storia: l’ultima sera la Sacra Alleanza era tutta riunita intorno al fuoco, a brindare all’amicizia e alle avventure che stavano per concludersi. Si condividevano storie e anche a me è stato gentilmente chiesto di narrare qualcosa del famoso assedio del 1234. All’improvviso si sente un trambusto, accorriamo alle porte e vediamo che l’accampamento al capo opposto della piana è stato attaccato. Sono gli esseri sovrannaturali, quasi invincibili e soprattutto molto maneschi che talvolta piagano Kandolian; hanno sterminato l’intero campo dell’Antica Via e ora assediano quello della Chimera. Ci guardiamo intorno: quando avranno finito con loro passeranno alla città di Astonia e poi toccherà a noi! Non c’è tempo da perdere, dobbiamo fare qualcosa. Ci guardiamo intorno un po’ intontiti e poi, dal nulla arriva la soluzione. “Abbandoniamo l’accampamento” propone qualcuno “non facciamoci trovare”. Sarà la situazione, il nostro stato inebetito, ma riconosciamo subito il genio in quelle parole. E così l’intera forza in arme della Sacra Alleanza semplicemente svuota il campo e si sdraia al buio, nell’erba umida di rugiada e nelle ombre della piana, tra una serie di “Sssssssh, silenzio”, “zitti dietro, non ci devono vedere” e risatine soffocate. Una scena degna di una tavola di Asterix e Obelix, che ha trovato il suo giusto epilogo allorché il nostro condottiero ha ordinato una gloriosa carica alle spalle del nemico, condotta con molto coraggio e accompagnata, grazie all’ispirazione dei nostri racconti Pietraventini, anche da numerosi insulti e grida di scherno all’indirizzo della città di Selcevecchia[7].
Difficile dire cosa sia stato il culmine della nostra avventura, perché ci sono state veramente molte occasioni di gioco interessanti e creative, e devo dire che, al di là di chi viene proclamato vincitore dell’evento, cosa di cui mi importa relativamente[8], quello che conta davvero sono le esperienze vissute con tutti i partecipanti e la possibilità di essere realmente “autori” oltre che “attori” di questo mondo fittizio. Basti dire, come chiusura, che, scontenti per quelli che ritenevamo affronti alla Sacra Alleanza, abbiamo deciso di invadere la Città di Astonia, occuparla e acclamare ufficialmente, sul sagrato della città, il nostro già “Duca-Rege” con il titolo di “Imperatore”, dando vita a un “Sacro Astonico Impero” che né noi né gli organizzatori penso avessero previsto e che spero darà nelle prossime edizioni tante altre nuove occasioni di gioco.
Pur non essendo riuscito, con queste poche righe, a rendere giustizia alla miriade di eventi, colori e costumi portati sul campo di Aston Crown 2024, né alla brillantezza dei suoi giocatori, spero almeno di aver interessato qualcuno a partecipare all’edizione del 2025. Se così fosse, concludo questo excursus sul gioco di ruolo dal vivo con alcuni consigli e a tutti auguro di rivederci presto, a Pietravento o altrove.
Consigli
- Realizzare il proprio costume è un’attività molto interessante e gratificante. Durante il 2023 e i primi mesi del 2024 l’ho fatto con il preziosissimo aiuto di una persona che mi ha mostrato molte cose sul cucito e che, a dire il vero, ha anche fatto gran parte del lavoro mentre io sbagliavo le velocità della macchina da cucire o le linee della cucitura. Grazie a lei comunque ho potuto sfoggiare una nuova houppelande blu con maniche fiammeggianti e un elegante cappello adornato delle piume del pappagallo di Tiziano (il pappagallo non è stato maltrattato, cambia il piumaggio stagionalmente). Non solo avevo dei capi degni di un conestabile dei Cavalieri del Narvalo, ma erano anche unici e diversi dai costumi di tutti i presenti e nel realizzarli avevo imparato qualcosa di nuovo.
- Portatevi calzini, biancheria comoda e maglie termiche in paia sufficienti; assicureranno un’esperienza comoda in ogni situazione. Soprattutto dei calzini spessi e la maglia termica vi permetteranno di sdraiarvi senza problemi in mezzo alle erbe nel cuore della notte mentre cercate di non farvi notare dai vostri nemici e di apprezzare ancor più la comicità della scena.
- Non sempre serve avere tantissimo equipaggiamento e anche per personaggi combattenti come i nostri, per quanto sia bello, non è necessario indossare quantità stratosferiche di armatura. Piuttosto, procuratevi una picca lunga tre metri. I giocatori Toscani del campo dei mercenari vi insegneranno come usarla[9].
- Le battaglie, come ricordava anche Tiziano nella precedente recensione, sono tra le cose che ci piacciono di più in un evento come questo. Ho scoperto che me le posso godere anche senza essere sempre in prima fila: in diverse occasioni ho fatto da alfiere alla gloriosa bandiera dei cavalieri del Narvalo (che avevamo fatto preparare e che si è rivelata un’altra ottima trovata) e ho scoperto che è un ruolo molto interessante, che permette di apprezzare i grandi movimenti di gente sul campo e che al contempo richiede accortezza e attenzione per poter essere un punto di riferimento utile per gli alleati e segnalare dove radunarsi in situazioni confuse.
- È una buona idea scegliere come viaggerete e dove dormirete. Ci sono molte soluzioni disponibili: pianificate accuratamente, soprattutto se sarete in gruppo.
- Se potete, andate con almeno un’amica o un amico. È vero che ne conoscerete molti altri sul posto e se anche non ci fosse proprio nessuno disposto ad accompagnarvi non dovreste comunque temere, tuttavia l’esperienza di condivisione in gruppo è uno degli ingredienti che rendono davvero speciale il gioco di ruolo dal vivo.
[1] Anche questi posti, insieme al punto organizzativo della regia, a una distanza sufficiente da non dare nell’occhio durante il gioco.
[2] Non ho dati alla mano per confermare questa mia stima
[3] Più tardi parlerò di un cannone da rievocazione che sparava a salve, ma vi lascio invece nel dubbio riguardo al lanciafiamme portatile e al mago che scagliava lingue di fuoco dal suo bastone, così venite a verificare di persona.
[4] L’armata Brancaleone (1966); Brancaleone alle crociate (1970). Se non li avete mai visti, vi consiglio assolutamente di recuperarli.
[5] Hanno italianizzato il nome praticamente a tutti, il che è stato una trovata geniale. Non solo facilitava la memoria, ma mostrava anche il potere di un nome dato da una collettività. In un certo senso stavamo, per la prima volta, dando noi dei nomi a ciò che scoprivamo nel mondo di Kandolian.
[6] Per conoscere la quale, di nuovo, vi invito a partecipare all’evento.
[7] Che ovviamente non c’entra nulla con Aston Crown ma che semplicemente è disprezzata dai Cavalieri del Narvalo e da ogni buon Pietraventino. Per le motivazioni dell’odio tra Pietravento e Selcevecchia, vedi di nuovo i racconti qui sul sito.
[8] L’abbiamo vinto noi della Sacra Alleanza comunque.
[9] Molti di loro sono anche rievocatori storici della cinquecentesca compagnia delle Bande Nere di Giovanni de Medici e hanno effettivamente tenuto, durante l’evento, un seminario pratico su come venivano addestrate le fanterie dell’epoca.
Vorrei solo esprimere l’immenso onore di aver compiuto questo viaggio assieme ai sodali compagni.
Vorrei inoltre esprimere il disappunto nel vedere il mio nome deturpato (è con la y non la i <3)
Chiaramente dev’essersi trattato di una macchia d’inchiostro caduta dalla penna mentre scrivevo, nobile Elyan!
Grazie a te per esserti fidato e imbarcato con noi in quest’avventura. Ci rivediamo presto in battaglia.
Hey grande interpretazione la vostra è stato bello guardarvi dal campo delle “bestie” , io sono il “mago” che sparava le lingue di fuoco dal bastone ! 🙂 felice che sia piaciuto il prop !
Non so come hai fatto a realizzarlo, ma quando mi sono trovato davanti a te nelle schiere della battaglia e ho visto la fiamma sono stato preso dal terrore. Complimenti per il lavoro!